Il presidente Rossi in conferenza stampa delinea l’intenzione di avviare un percorso già attivo nella restante parte della regione e spinge al dialogo con le istituzioni

Un filone di continuità con quello che già avviene in tutto il resto dell’Emilia-Romagna. Parte dall’analisi di questo dato, e dai crescenti parametri in termini di donazioni di sangue e plasma tra i confini regionali, la disamina del presidente di Avis Provinciale di Bologna, Claudio Rossi.
La volontà di delineare una strategia futura inerente alla raccolta di sangue diretta associativa da parte di Avis passa attraverso la richiesta di dialogo con le istituzioni e la necessità di ridisegnare una parte degli accordi contenuti nell’ormai scaduta convenzione con l’Ausl territoriale. Filoni tematici sdoganati in conferenza stampa per rimarcare l’esigenza della sostenibilità dell’apparato provinciale dell’associazione di volontari con sede al primo piano della Casa dei Donatori di Sangue fronte ospedale Maggiore.
“Soltanto Bologna ed Imola, all’interno della nostra regione, non hanno ancora avviato la progettualità relativa alla raccolta di sangue e plasma diretta associativa – spiega il presidente Rossi -. Una possibilità da concertare insieme ai vertici dell’Assessorato Regionale alla Sanità e dell’Ausl che si baserebbe sull’assunzione di professionalità mediche ed infermieristiche direttamente alle dipendenze di Avis”.

Un elemento che sposterebbe sensibilmente l’asticella del rapporto diretto tra la sfera sanitaria ed i donatori nonché gli equilibri della sostenibilità economica del pianeta Avis provinciale: “Una completa rivisitazione dei rapporti, con una crescente attenzione a quelli tra personale sanitario e donatori, per la soddisfazione e l’incremento di questi ultimi che rappresentano l’autentico patrimonio umano della nostra associazione. Lo snellimento delle procedure burocratiche e l’efficientamento della fase di valutazione di idoneità medica con inevitabili risvolti positivi sull’incremento delle attualissime donazioni di plasma, come registrato per esempio nella vicina Modena”.

“La storia di Avis, ulteriormente valorizzata nella recente emergenza sanitaria da Covid-19, conferma che ci sono tutte le carte in regola per recitare un ruolo di sicura affidabilità nello scenario della raccolta di sangue e plasma – continua il presidente -, un iter tutt’altro che immediato ma che richiederebbe almeno un paio di anni per vedere concretizzata la propria attuazione”. Non solo. “Con le istituzioni abbiamo l’esigenza e la necessità di valutare la sostenibilità economica perché non è affatto scontato che Avis Provinciale Bologna, che sostiene notevoli costi per la propria permanenza nella Casa dei Donatori di Sangue di via dell’Ospedale, e le nostre sezioni comunali possano continuare ad alimentarsi autonomamente in un periodo nel quale, tra l’altro, sono bloccati tutti gli eventi promozionali e di autofinanziamento”, osserva Rossi.

Senza dimenticare l’importanza del ricambio generazionale anche tra i volontari. “Loro sono la linfa vitale dell’operatività dell’Avis ad ogni latitudine, siamo un’associazione che ha sempre saputo rinnovarsi – specifica in chiusura la presidenza -. Se è vero che Bologna recita un ruolo centrale nello scacchiere sanitario regionale lo dovrà fare anche sul tema della raccolta diretta di sangue e plasma per guardare al futuro in ottica sinergica e funzionale”.

Mattia Grandi – Sara Stradiotti
Ufficio Stampa Avis Provinciale di Bologna